| Camminavo in Corso d'Italia e dovevo portare un messaggio all'ufficio di Federico Fellini. Giunto allo studio però notavo le persiane accostate, come quando non c'ero. Così mi rivolgevo al citofono, per suonare, ma al posto della solita fila di campanelli a fianco del portone... Rivedo ora il sogno, disegnato in una delle ultime pagine del grosso libro rilegato in cui Fellini appuntava, ormai da anni, le frequenti e attese visite notturne. Raccontini fantasiosi, colorati, dettagliatissimi, che in una vignetta restituivano tutta l'intensità e l'enigmaticità di quelle rappresentazioni misteriose e affascinanti. In genere li corredava anche di commenti, scritti con grafia minuti, rapida, quasi impercettibile, lungo i margini bianchi dell'ideale inquadratura; oppure li racchiudeva dentro una nuvoletta, in un balloon, come nei fumetti, specialmente quando venivano riportati i dialoghi dei partecipanti. | ||||||||||
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