Baba Sissoko

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Luogo di Nascita: Mali

Data di Nascita: 8 marzo 1963

Biografia: Griot maliano, è leader del gruppo musicale "Baba Sissoko e Taman Kan".
Suona la chitarra classica ed acustica, balafon, tamani, ngoni, kamalongonì e percussioni.

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"L’Africa sonora di Baba Sissoko"
di Giulio Laurenti

Baba Sissoko è un omone dai modi gentili, la pelle nera e un sorriso che quando si accende devi metterti gli occhiali da sole. Vive a Cosenza, ma sta praticamente sempre in giro per il mondo a suonare. È del Mali, e appartiene a una famosa dinastia di Griot, che non sono solo musicisti e cantastorie, ma rappresentano il legame della gente con la tradizione, gli antenati. Quando Baba ti parla della sua musica non ascolti una voce singola, ma una moltitudine di artisti che nei secoli hanno tramandato la cultura del Mali, ogni volta aggiungendo qualcosa di nuovo. Sono musicisti che si costruiscono gli strumenti da soli, con una perizia incredibile. Baba costruisce jambee e balaphon, tamany, ngoni, kamalèngoni, kalebas (zucca africana), balaphon e tamburi vari, dai nomi musicali e strugenti. Con il coltello intaglia i tasti dei suoi balaphon per accordarli con un orecchio così perfetto da saper distinguere anche le note che emettono le strane zucche che utilizza per amplificare i singoli suoni.
Baba è un innovatore, e ha modificato alcuni suoi strumenti a corda con l’applicazione di microfoni e amplificazione, creando così degli strumenti tradizionali elettrici. Ha sistemato sul manico degli stessi strumenti delle chiavi in metallo anziché in legno, per facilitarne l’accordatura. Questo mi lascia sgomento: ogni suo gesto, ogni sua scelta musicale pare di una spontaneità bambina, e invece è frutto di anni di esperienza e riflessione. Ti spiega come è facile capire le tre note dello jambee e quando inizia a suonarlo resti affascinato dalla sua bravura e dalla varietà di suoni che lo strumento, apparentemente semplice, è in grado di creare.
Mi dice: “se devi intervistarmi posso risponderti mentre suono, altrimenti parlo con meno scioltezza?” Ovviamente acconsento e ecco un polistrumentista che alterna chitarre varie a tamburi di ogni tipo. Le sue parole sono una nenia, interrotta dalla sua bella risata. Quasi dispiaciuto di interrompere la musica chiedo come ha imparato a suonare. Baba ride e poi attacca a parlare quasi cantasse: “avevo sei anni, e tutti, da generazioni, a casa, fanno musica. Apprendi a costruirti gli strumenti cercandoti il legno nella giungla. Poi impari i diversi tipi di concia delle pelli e a lavorare il legno per ogni uso. Suoni sempre e le storie che ascoltavi dai grandi inizi a raccontarle in musica”. Chiedo a Baba con chi ha suonato e la risposta pare un rap lento: “Youssu N’Dour, Salif Keita, Cheb Khaled, Sting, Santana, Ray Cooder, Lokua Kanza dello Zaire, Habib Koite, Fela Kuti, Ruben Gonsalez, la musicista Rokia Traore” e tanti altri... praticamente io non ho un solo disco africano dove non appaia il suo nome. Ama spaziare dal jazz al pop, passando per il reagge, e tutto ciò senza perdere la sua matrice africana.
Gli chiedo se ha mai pensato di fare un disco con i suoi numerosi parenti musicisti, e lui ridendo mi dice di si, ma il problema è riunirli tutti e duecento quanti sono. Ha già pubblicato tre dischi, che posseggo, e l’ho visto l’ultima estate romana in concerto. Eppure, di lui scopro sempre qualcosa di nuovo, musicalmente parlando, ogni volta che estrae dai suoi bagagli uno strano tipo di jambee o un curioso ngono.
Quando suonò con i colleghi del Buonavista Social Club fu estasiato dall’allegria dell’anziano gruppo di musicisti, ed effettivamente sembra che a Baba basti suonare per sentirsi in pace con se stesso. Ora suona con l’Art Ensemble di Chicago il cui leader è Famudù Damoè. Quindi nuovi viaggi, ad allungare la lista di paesi già visitati suonando: Africa, Europa, America... Dal Ghana al Canada, sempre guardando il mondo da un palco e respirando i suoni dei luoghi per capirne la gente.
Ci tiene a dire quanto ami la sua donna, Giuliana, e le loro due figlie: Giana e Giulia Sokonà. La famiglia è uno dei tre punti di riferimento della vita di Baba, gli altri due sono gli amici e, ovviamente, la musica.
A Cosenza ha messo su un bel gruppo che si chiama Tamankan, che significa suonatori di tamanì. Chiedo se si trova bene in Italia, e lui ride ancora: “bene, si, bel paese questo, ma non certo quanto il Mali. Lì c’è tutto quello che serve per essere felice, sicuro”, e riprende a suonare uno dei suoi strumenti, mentre il piede ritma e il suo corpo dondola, e l’Africa ti pare casa tua.
Articolo pubblicato sulla rivista Cous Cous - febbraio 2002