| L'uomo non osò penetrare nel cortile dell'antica casa di famiglia che, vista dall'esterno, gli parve di una ridicola piccolezza, quando invece i suoi ricordi la facevano come una cittadella. Del tutto insignificante la veranda, che esigeva sforzi titanici delle sue gracili braccia, soltanto per issarsi sulla balaustra di circa un metro e mezzo d'altezza. E non era tutto. Gli sembrava infatti un volgare portico di quelle costruzioni allo sbaraglio del terzo mondo. Ma, si disse l'uomo per consorlarsi, forse preservava gli echi dei suoi giochi, delle partite di calcio a quattro, dei feroci alterchi che ne derivavano, dei tentativi di riconciliazione, pieni d'orgoglio e di candore. Fu la seconda delusione sulla via della memoria, dopo la profonda desolazione provata a spasso nelle strade di Porto Fango, la sua città natale. Una zona urbana alle strette, incastrata fra i sogni aborti degli uni e la boriosa indifferenza degli altri. A somiglianza dell'intera Salbunda, che non la finiva d'andarsene alla deriva e s'allontanava di giorno in giorno dalle altre isole caraibiche. La veranda e la vecchia dimora prolungavano, o meglio, condensavano la decrepitezza della capitale salbundese. | ||||||||||
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