Gianluca Mercadante

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Luogo di Nascita: Vercelli

Data di Nascita: 28 giugno 1976

Biografia: Fra un taglio e l'altro a Vercelli, dove lavora come parrucchiere, scrive recensioni e articoli su riviste di settore come Inchiostro, Orizzonti, Pulp e M - Rivista del mistero.

Carriera: Suoi racconti sono apparsi sulle antologie noir Città violenta e Passi nel delirio (Addictions, 2000), e sulle raccolte Alti fermenti letterari (Gribaudo, 2001), Euforie (Il Poligrafo, 2001) con il racconto Cervelli, e La Donna nel Ritratto (Addictions, 2002).
A febbraio 2002 è uscito per Stampa Alternativa il suo primo racconto singolo intitolato McLoveMenu, vincitore del 5° Premio Letterario "Città di Vico del Gargano", Cantiere Editoriale "Parole di sale" (2001).
Ha inoltre partecipato al saggio cinematografico Riso Amaro: il film, la storia, il restauro (Falsopiano, 1999).

Leggi il suo racconto Film apparso sul sito del Corriere della Sera, per il concorso "On writing".


Autoritratto: Mi chiamo Gianluca Mercadante. O meglio: così mi hanno chiamato i miei genitori, mia mamma in particolare, che avrebbe lasciato il nome Gianluca anche se fossi nato femmina, dopo nove mesi in cui mi parlava ininterrottamente, certa del mio sesso e ancora lontana dal fascino dell'ecografia. Era il 1976. Cosa succedeva allora? Di storico, intendo. Mah... siamo sinceri: a voi piaceva la storia, quando andavate a scuola? A me non tanto. Per cui, scusate, ma io il '76 me lo ricordo solo come l'anno in cui sono nato. Dopo non c'è molto altro da aggiungere. Be', in realtà ci sarebbe, ma, voglio dire... per amor proprio preferirei tacere. Altrimenti, chiedete alla signora che abitava nell'appartamento sopra a quello dei miei, quella che bestemmiava in latino (è vero, ve lo giuro, diceva "porcus dei"), e vi racconterà di quell'insopportabile moccioso che urlava e suonava la batteria, sì, ma di pentole della sua altrettanto intollerabile mammina, che gli ha permesso innanzitutto di nascere e dopo di fare un po' tutto quello che voleva. Compreso, direbbe allora mia mamma, decorare i muri di casa con le figurine dei calciatori e di Mazinga - incollarle sull'album non mi pareva un'attività particolarmente ricreativa, in effetti... - e disegnare fumetti perché mio papà non me li comprava, erano soldi sprecati, diceva, "è carta, solo carta". Sì, papà, però io su quella carta ci ho scommesso qualcosa, credo. Mi inventavo le serie, i personaggi... guardavo i cartoni in tivù, poi mi inabissavo sui block notes a quadretti e creavo fumetti più economici da leggere di quelli che non mi avrebbe comprato lui.
Be', sapete cosa vi dico? Che io quel ragazzetto di sei, sette anni e non di più lo adoro. Credo sia grazie a lui che sto scrivendo queste poche righe. E vorrei concluderle qui, vi prego, senza aggiungere nient'altro che una nota di Ray Bradbury che, quando pensa alla sua vita da bambino, scrive così: "A volte sono sbalordito da come ho saputo capire, a nove anni, che ero in gabbia e riuscire a scappare". Ecco, io credo che il senso dello scrivere possa partire da lì. Da quando capisci che sei in gabbia, da quando senti il bisogno di uscire, di fare qualcosa, di essere, maledizione, di essere quello che dice "Io, invece", per dirla con Antonio Moresco. Perché, alla fine, chi scrive è questo. Chi scrive ha un "invece" da dire.
E allora, Gianluca Mercadante, ti ringrazio per non essere stato d'accordo con tuo padre, per non avere detto anche tu "hai ragione, dai, è solo carta". Perché grazie a te, grazie al tuo "invece", io adesso sono qui.
E se ci siete arrivati anche voi che leggete, fino a qui, non posso che ringraziarvi per avere dedicato un po' della vostra vita ad ascoltare un po' della mia.
Mi avete fatto un bel regalo, grazie di cuore!